CAMBOGIA – TRA VIAGGIO E TEMPLI PERDUTI

Luglio 2015

 

Da Bangkok a Siem Riep via pullman.

Avevo acquistato il biglietto per il pullman giusto la sera prima in una delle tante agenzie che si affacciano sulle strade della vita notturna.

Non fidatevi mai delle tempistiche di percorso che vi danno in certo paesi (Asia e Sud America in particolare), ci metteranno inesorabilmente molto di più ad arrivare a destinazione.

E’ inutile che vi spieghi quanto si risparmia evitando l’aereo. Il pullman sarà anche più scomodo, più lento ma mi piace molto dormire molto dormire su quei sedili, (oltre a risparmiare i soldi dell’albergo) con il mio libro e il paese che scorre attraverso i finestrini. In aereo tutto questo viene negato, e io non voglio perdermelo.

Ho attraversato il confine Thailandia-Cambogia a piedi. questo purtroppo non può essere evitato a causa delle procedure per l’immigrazione e i visti. (i confini non sono mai un bel posto da attraversare ma tenete il portafoglio al sicuro non ci sono assolutamente problemi)

Arrivai a Siem Riep la sera. L’obbiettivo erano i templi di Angkor Wat. Li sognavo da anni. In Cambogia la vita costa così poco che si piò prenotare un ottimo albergo ai costi un ostello.

La mattina dopo presi un tuk-tuk (in pratica un motorino con una piccola carrozza attaccata dietro) per raggiungere il sito. In Cambogia guidano come matti, le strade asfaltate sono pochissime, non esistono precedenze ma semplicemente tutti i guidatori si lanciano in mezzo agli incroci schivandosi l’un l’altro. Da brividi.

Poi, quando sull’orizzonte appare Agkor Wat si dimentica tutto. La mente resta talmente avvolta da quello spettacolo che non ti permette di avere altri pensieri, ti avvolgono completamente.

e sono davvero immensi, stupendi, totalmente immersi nella giungla cambogiana. Quella giungla che nei secoli ha cominciato a riprendersi le rovine abbandonate, e i segni sono evidentissimi. Una fusione totale tra storia e natura.

Non sono affollati come può esserlo Machu Picchu. puoi anche ritrovarti da solo in molti punti. Ed è esattamente quello che serve. Il silenzio, la storia, l’arte, la natura. No, non serve altro.

La perla dell’Asia

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CALIFORNIA (E NEVADA) “ON THE ROAD” – DOVE TUTTO HA AVUTO INIZIO

E’ stato il primo vero viaggio. Il primo assaggio di libertà totale, di vita piena, sconvolgente, inebriante.

Credo sia iniziato tutto da lì. Quando sperimenti quella cosa nuova, inaspettata e capisci subito che non potrai più farne a meno. Diventerà la tua “dannazione”.

Tutte le volte che penso ad un viaggio lo vivo prima nella mia testa. Immaginavo di percorrere le strade già tracciate da Kerouac e Neal Cassady o (esageriamo pure) come Mcandless.

Certo ero sicuramente meno esperto ma l’idea c’era tutta. Eravamo in 4, macchina noleggiata, alberghi da trovare lungo la via e le interminabili strade americane.

Volo per Los Angeles. Il giorno seguente partenza immediata per San Francisco. Si poteva scegliere tra un tragitto più interno ma piu diretto oppure uno più lungo ma che costeggia la costa californiana. Ovviamente scelsi il secondo. Credo che le strade della California siano tra le più belle al mondo dove poter guidare.

Arrivammo a San Francisco nel tardo pomeriggio. Non sono un amante delle città ma la vista della baia è una di quelle cose che toglie il fiato. Maestosa, uno dei ricordi più indelebili. (se avete intenzione di visitare il carcere di Alcatraz dovete prenotare con mesi di anticipo)

Sfruttai uno dei tre giorni di sosta a San Francisco per visitare Big Sur, dove si trova una delle strade panoramiche più belle al mondo ma soprattutto il luogo spirituale dove Kerouac si rifugiava per sfuggire ai crolli nervosi, dai cui nacque l’omonimo romanzo (consiglio: se non avete mai letto “sulla strada” di Kerouac, fatelo subito, è un libro essenziale per un viaggiatore, nonché un romanzo straordinario)

Da San Francisco ripartii in direzione Las Vegas con nel mezzo Yosemite National Park e Death Valley. Sosta notturna in alberghetto trovato lungo la via (al costo di 10 dollari, stessa spesa per Las Vegas) e da Las Vegas Al Grand Canyon

Ciò che c’è più di stupendo in America è la natura. E cambia ad una velocità impressionante.

Un giorno puoi essere a San Francisco, il giorno dopo al parco nazionale dello Yosemite, immerso tra montagne e cascate, e quello dopo ancora nell’aridità della Death Valley. Vicino a Las Vegas (la città antitesi di San Fancisco) e al Grand Canyon.

Intanto tu guidi, ti sposti, sei nomade. Ti fermi quando vuoi e arrivi dove vuoi. Le Strade immense con orizzonti infiniti, la musica alla radio, il caldo, il finestrino aperto… In questi luoghi la mente si svuota, ti riappropri del valore del tempo, lo sfrutti appieno. Capisci che l’ufficio, la macchina, le bollette da pagare non hanno alcun valore nelle nostre esistenze, ci imprigionano. E nessuno può essere davvero felice se non è libero.

 

Comprendi che solo “li”  noi possiamo essere felici.

 

La California è stato il primo vero contatto con questo mondo. Me ne sono innamorato per quello che ha rappresentato per me.

 

E’ stata la mia “iniziazione”

 

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Foto: tragitto in 16 giorni, con partenza e rientro da Los Angeles.

 

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IL MODO PIU’ ECONOMICO PER RAGGIUNGERE LA LAPPONIA

Nell’immaginario collettivo la Lapponia è da sempre la terra dei ghiacci, del sole di mezzanotte in estate e dell’aurora boreale in inverno. Di Babbo Natale e delle slitte trainate da Husky. Tutto vero.

Il problema è che gli aereoporti lapponi sono piccoli, isolati e i prezzi dei biglietti aerei lievitano, ma come molti viaggiatori sanno, possiamo ovviare a questo problema.

Per prima cosa è necessario cercare voli aerei per i grandi aereoporti della Scandinavia (Oslo, Stoccolma o Helsinki), se si è fortunati si può trovare un volo andata-ritorno anche a 30 euro. Lo dico sempre, fondamentale la flessibilità nel giorno di partenza, i prezzo si possono anche dimezzare spostando la partenza (o il rientro) di un solo giorno.

Da queste grandi città partono tutti i giorni treni per raggiungere le varie località della Lapponia (Rovaniemi, Kiruna, Narvik…)

I trasporti scandinavi sono molto efficienti, quindi non avrete alcun problema a raggiungere la stazione dei treni dall’aereoporto grazie al servizio di navette.

Potete acquistare il biglietto direttamente in stazione ma vi consiglio di prenotare il vostro posto tramite internet (in fondo all’articolo vi riporto i principali siti internet delle ferrovie scandinave)

Un problema di questi viaggi è che durano diverse ore (ad esempio 15 ore per raggiungere Kiruna da Stoccolma o 18 ore per raggiungere Rovaniemi da Helsinki). Qui avete due possibilità: biglietto per posto a sedere, molto economico ma molto scomodo vista la durata del viaggio, o biglietto per cuccetta con posto letto.

Il secondo costa ovviamente un po’ di più (i prezzi non sono proibitivi comunque) ma prendendo un treno con orario di partenza nelle ore serali potrete passare dormendo buona parte del viaggio e risparmierete anche i soldi dell’albergo. (potrete anche cenare e fare colazione in treno)

Si possono anche adottare soluzioni miste, come viaggio di andata in treno e rientro in aereo. Potete fare diversi preventivi ed adottare la soluzione più adatta a voi.

Vi assicuro che il panorama che potrete ammirare dai finestrini del treno al vostro risveglio sarà assolutamente magnifico! (cosa di cui non potrete godere in aereo…)

 

Per prenotare i treni:

Da Stoccolma: www.sj.se

Da Oslo: www.nsb.no

Da Helsinki: www.vr.fi (www.eurail.com se preferite il Santa Claus express)

ESSERE IRREQUIETI

Una delle migliori definizioni per descrivere molti giovani della nostra generazione. Come di altre prima di questa.

Quella precedente ci ha insegnato ed indirizzato verso una vita schematica. Un sistema che ha costretto milioni di persone a seguire un modello prestabilito per sopravvivere.

Così molti di noi una volta raggiunti gli “obbiettivi” principali (istruzione, casa, lavoro…), si trovano a brancolare nel buio.

E ora cosa faccio?

Arriva la voglia di fare , di conoscere, di crescere e imparare.

Arriva l’irrequietezza.

Ma non è un difetto. Tutt’altro. Devi esserne orgoglioso, sarà il tuo motore, seppur difficile da gestire che ti porterà a guardare altrove, a cercare qualcosa di meglio per tè.

Non sarà la tua dannazione. Sarà la tua salvezza.

Viaggiare è una questione personale. Non è una fuga.

Quando stiamo a casa, andiamo al lavoro, torniamo a casa la sera e il giorno dopo si ricomincia non duriamo molto.

Se sistematicamente, la tua mente parte per viaggi immaginari è quello il primo segnale che sei uno di noi.

Nel viaggio troviamo la risposta ai nostri bisogni. Il nostro Graal.

Una ricerca di una vita alternativa

COMFORT ZONE

Chissà quante volte ne abbiamo sentito parlare. Tanto che ormai è entrata nel vocabolario collettivo.

Ma perché proprio ora? Perché è così importante?

Al termine “comfort zone” si potrebbe mettere in antitesi “stare comodi”.

Come già molti sanno la comfort zone è quella sfera di vita che conosciamo bene, in cui ci sentiamo sicuri e protetti proprio perché ci siamo cresciuti. Il problema è che li dentro non c’è quasi nulla da imparare, in pratica non cresciamo più.

E’ un ambiente “finto”, che non ci appartiene, impacchettato per noi da qualcun altro e ci fa perdere la nostra identità.

Per questo è importante tentare di fare almeno qualche piccolo passo “al di fuori”.

Uscendo entreremo in un terreno sconosciuto, tutto da scoprire… e sì, spesso è “scomodo”.

Ma è nello sconosciuto che impariamo, possiamo trovare cosa va bene per noi e cosa no, ci conosciamo.

Quando stiamo “scomodi” si attiva un istinti atavico, una sorta di adattamento in cui tutto il corpo si risveglia.

Non è necessario andare dall’altra parte del mondo per uscire dalla zona di comfort (anche se non è quasi mai una cattiva idea) ma può anche essere una semplice camminata in montagna, dormire in una tenda o provare uno sport all’aria aperta.

All’inizio potrà sembrare strano o difficile, ci saranno alcune resistenze ma presto arriverà il momento in cui ti sentirai “scomodo” se resti troppo a lungo nella tua comfort zone.-

Lontano dalla zona di comfort accadono tutte le cose nuove ed imprevedibili. Inizia la vita vera.

LE MONTAGNE COLORATE PERUVIANE

Agosto 2016

Era una viaggio organizzato (l’unico finora). Abbastanza duro, non proprio adatto a tutti, zaino in spalla. Bellissimo.

Ho sentito diversi viaggiatori affermare: “io non farei mai un viaggio organizzato”. Perchè no? Provaci ameno
Con te ci saranno le persone. Si trasformeranno da sconosciuti ad amici.

Con te ci saranno le persone. Si trasformeranno da sconosciuti ad amici.

Era uno degli ultimi giorni di viaggio.  Le chiamano le “montagne colorate”, 4 ore di trekking per raggiungere i 5.600 metri di quota (più o meno) sulle Ande, per osservare un’esplosione di colori sulle rocce.

Avevamo passato le ultime due settimane correndo da tutte le parti e dormendo pochissimo. Ero stanco, non volevo andare. “Tanto ci sono anche a Salta, in Argentina, prima o poi ci andrò in Argentina”.

Non mi ero mai sbagliato così tanto.

Levataccia notturna, colazione in una baracca all’aperto e partenza nella fresca aria del mattino.

Accadde per caso, dopo poco mi ritrovai isolato da tutti gli altri.

Camminai per 3 ore. Ero io, il mio zainetto di riserva, le mie robuste scarpe da trekking e una natura incontaminata e stupenda. Sembrava una vecchia amica.

Non dissi una sola parola per tutto il tempo. Non ne avevo bisogno, non avevo pensieri.

Stavo bene. Stavo davvero bene.

Fui perfino premiato. Alla fine della salita, nemmeno troppo impegnativa, mi trovai di fronte una montagna con un trionfo di colori. Sembrava surreale. Alle spalle, un ghiacciaio immenso. (e una birra nel mio zaino…)

Lo ammetto, ho amato di più la ricerca della meta che la meta stessa, seppur magnifica. Di stanchezza nemmeno l’ombra. Mai stato così felice di essermi sbagliato.

Non alcuna intenzione di rinchiudermi dentro un ufficio ad inseguire la carriera per comprarmi una macchina più bella quando la fuori c’è un mondo meraviglioso. Io è qui che voglio stare.

Io qui sono felice.

DIFFERENZA TRA VIAGGIO E VACANZA

Sempre più spesso mi capita di parlare (o leggere) con persone che non conoscono la differenza tra viaggio e vacanza.

Ben inteso, si tratta essenzialmente di definizioni, di dare il giusto significato alle parole e per ognuno di noi può andare bene una cosa o l’altra ma sono cose estremamente diverse. Quasi opposte.

Una vacanza è principalmente una fuga dalla quotidianità (come un posto di mare, una crociera o un villaggio turistico in Egitto) e la differenza più importante si trova nella “comfort zone”, ormai ne sentiamo parlare sempre più spesso.

Durante una vacanza non si esce mai da quella zona di comfort, si rimane in quello che conosciamo, non abbandoniamo le comodità cui siamo abituati, non si cresce, non si impara.

Il viaggio è tutt’altra faccenda. Il viaggiatore non cerca quello che già conosce ma cerca nello “sconosciuto” quello che ha da imparare, per farlo si deve mettere in situazioni “scomode” e imprevedibili. Rifugge le comodità cui è abituato, viaggia a basso costo e si arrangia, evita i luoghi eccessivamente turistici (se non è strettamente necessario), non si ferma troppo tempo in un posto ma è sempre in movimento, non disdegna la solitudine ma anzi impara da essa, e con essa cresce.
Il viaggio porta alla scoperta, scoperta di posti desiderati e sognati, di persone, gente, modi di vivere alternativi, stimoli nuovi che il viaggiatore ricerca avidamente.

Sembra un controsenso ma quando stiamo “scomodi” si risveglia un istinto atavico, una sorta di adattamento forzato in cui tutto il corpo, e non solo la mente, si risveglia dal torpore e ci sentiamo meglio.

Quando torniamo da una vacanza, magari avremo smaltito un po di stess, ma sarà tutto come prima.

Quando torniamo da un viaggio, tutto è diverso. Noi siamo diversi.

Trippin – il tuo viaggio

Foto: adattamento cinemtografico di “Into the Wild”

PERCHE’ VIAGGIAMO?

Mi rendo conto che molte persone che ci guardano da fuori non ci capiscono.

Beh … affari loro.

A volte quando torno da un viaggio non ho nemmeno voglia di raccontare.
Io ho viaggiato per mè stesso e “loro” sono più interessati al nuovo bar che ha aperto in centro.

Noi viaggiamo per noi stessi.
Siamo curiosi, vogliamo imparare a vivere. Così usciamo dalla zona di confort impacchettata da noi per la società. Quel posto dove ci adagiamo e non impariamo nulla.

Viaggiamo per il tempo.
Quella cosa unica e preziosa che ci viene donata e vogliamo proteggere. Non abbiamo alcuna intenzione di sprecare l’unica vita che abbiamo dentro le solite quattro mura.
Viaggiando ci riappropriamo del valore del tempo. Riempiamo il tempo con la vita.

Quanti di noi sono felici al pensiero di non avere la connessione internet sul telefono per tutta la giornata? Quel telefono resterà in tasca e noi ci guarderemo attorno.

Viaggiamo per vedere posti unici, stupendi. Che ci fanno piangere.
Viaggiamo perché le città sono brutte, la natura è bellissima. L’ambiente ha un effetto inimitabile su di noi. Provate a passare una giornata a Milano e poi una in campagna. L’effetto lo può vedere chiunque. Non ho bisogno di dire altro.

Poi rivivremo quei momenti e luighi (e quelle persone) nei nostri ricordi.

Viaggiamo perché le vacanze ci annoiano. E noi abbiamo bisogno di essere stimolati.
Quando torniamo da una vacanza è tutto come prima.
Quando torniamo da un viaggio è tutto cambiato. Noi siamo cambiati.

Viaggiamo per allontanarci da tutte quelle cose inutili che ci sono d’intralcio

Viaggiamo perché ci rende felici. Ed è la sola cosa che conta.

Foto: Angkor Wat, Siem Riep, Cambogia

OCCHI DA INDIOS

Dicembre 2016.

Disperso in uno dei posti più remoti e selvaggi del mondo, con un battello locale. Sdraiato sulla mia amaca, godendomi lo spettacolo della sconfinata foresta Amazzonica e il caldo devastante.
(per informazione: non affidatevi mai agli orari di partenza e durata degli spostamenti in Sudamerica, non esistono orari certi e i tempi si allungano a dismisura… si, a volte è davvero fastidioso…)

Il battello si era da poco fermato in un piccolo villaggio per caricare legname. Siamo stati invasi da uso sciame di bambini locali, volevano scorgere i visitatori occidentali in mezzo ai brasiliani che viaggiavano con noi.

Correvano da ogni parte. Improvvisamente lei mi ha visto, non so ancora perché, si è fermata.
Nascondendo metà volto dietro un palo di sostegno, un po’ sorrideva, un po’ guardava per terra. Era timida.

“Hai da mangiare?”
Lo disse in portoghese. Io non capivo.

“Ti ha chiesto se hai da mangiare” mi tradusse un locale notando la mia difficoltà.

Quella richiesta veniva da un volto con i tipici tratti degli indigeni della foresta amazzonica.
Un volto “incontaminato”.
Vi si poteva leggere la storia intera di un popolo calpestato e distrutto in nome della civilizzazione. Quasi scomparso.
Era tutto li dentro, in quel volto. Potente.
“questa bambina è bellissima” pensai.

Dovetti immortalare la scena.

Ne venne fuori un’immagine di una bambina indigena che indossava una maglietta sporca con immagini di dolci sullo sfondo della foresta amazzonica. Pelle olivastra, occhi scurissimi.

Sarà una donna stupenda.

DEVI

Devi avere un buon titolo di studio. Devi finire la scuola per trovarti un buon lavoro.

Non devi fare filosofia. Non devi fare psicologia, lettere, storia…

Devi fare ingegneria, medicina. Devi fare economia. Devi trovare un lavoro sicuro. Solo cos’ sarai felice.

Stesse identiche regole uguali per tutti. Ma non siamo “tutti”.

In pratica devi improntare la tua intera esistenza per il lavoro, per avere soddisfazioni
Soddisfazioni? nel lavoro? in qualcosa che sono obbligato a fare e magari neppure mi piace? e farlo per il resto della mi vita?

E vivere la mia vita quando? quando sarò in pensione?

E’ così che si creano masse di infelici e depressi.

Se io volessi trovare le mie soddisfazioni nella vita piuttosto che nel lavoro? Non avrebbe molto più senso?

La vita non è il lavoro. Non possiamo passare la maggior parte della nostra esistenza chiusi in un ufficio. Il lavoro non può e non dovrebbe essere un valore universale che sovrasta tutto. C’è molto di più, c’è la nostra vita, il nostro tempo, la nostra felicità.

Nulla vale quanto il nostro tempo, ha un valore insetimabile e nessuna cifra potra mai compensare il tempo perduto. Perchè non tornerà più.

Ogni volta che torno da un viaggio la frase standard che mi sento dire dai genitori è: “hai finito di andare in giro? Devi comprati la macchina nuova, la tua è vecchia”.
Loro non possono capire. Vorrei dirgli: “appartenete ad un’altra generazione che ha già fatto troppi danni. I miei valori non sono i vostri”. Ma non potrebbero capire, ora non possono più cambiare.

Figuriamoci, non riescono a capire cosa ci sia di bello nella Lapponia svedese d’inverno. La mia macchina va benissimo.

Mi dispiace se vi aspettavate altro da mè. Ma io ora non devo più fare niente.
Io voglio fare altro. Io voglio essere felice.

Foto: Lapponia Svedese

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Non ho alcuna intenzione di passare la maggior parte della mia vita dentro le solite quattro mura quando là fuori c'è un mondo meraviglioso

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