“L’ESSENZA DELLO SPIRITO DELL’UOMO STA NELLE NUOVE ESPERIENZE” Chistropher Mccandelss

Per questo è il miglior modo per crescere ed imparare. Migliorando quel poco che sappiamo del mondo miglioreremo noi stessi. Imparando avremo più possibilità di trovare la nostra felicità, e non c’è cosa più importante al mondo!

Le nuove esperienze devono per forza essere nostre e dirette, non possono essere “di seconda mano”. Dobbiamo provarle sulla nostra pelle per “viverle” davvero. Dobbiamo avere il coraggio di buttarci, sapendo che non ci pentiremo mai di averlo fatto. Anche nelle esperienze negative c’è molto da imparare. Anche nelle esperienze negative cresciamo. Di conseguenza non esistono esperienze “negative” in senso assoluto.

La vera essenza dello spirito dell’uomo è quella di non fermarsi mai. Non buttare radici ed adeguarsi su ciò che abbiamo. E non sto parlando di oggetti.

Sto parlando della nostra mente.

Noi siamo la nostra mente, e la nostra mente ha bisogno di imparare per capire cosa può andare bene per noi, cosa non lo sarà , quindi mettere insieme gli indizi e trovare la nostra strada.

Vagabondare, viaggiare, uscire dall’ordinario o conoscere nuove persone sono un ottimo modo per farlo. Le persone sono un ottimo bagaglio di esperienze, non per viverle attraverso loro ma perché possono mostrarci qualcosa di nuovo, di inesplorato finora.

Come lo sono i posti, le diverse culture. Una cosa di straordinaria importanza che ho imparato durante i miei viaggi è che avevo un giudizio sbagliato su ogni paese che ho visitato. Perché erano giudizi che non arrivavano da esperienze personali, erano di seconda mano.

Le esperienze dirette ci migliorano. In tutti i sensi.

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QUESTIONE DI PRIORITA’

Spesso, spessissimo mi viene fatta la fatidica domanda: “come fai a viaggiare così tanto?”

Vi anticipo: non sono ricco.

E’ tutta una questione di priorità, ovvero dove voglio destinare i miei soldi che guadagno. Si tratta di una questione di fondamentale importanza perché io ho investito del tempo della mia vita per guadagnare questi soldi, tempo che non ritornerà più, e siccome la vita è fatta di tempo quel denaro diventa preziosissimo.

Di conseguenza non ho alcuna intenzione di destinare i miei soldi (o il tempo… termini intercambiabili dato che è un’equivalenza) in qualcosa che non mi rende felice.

Si tratta di un ragionamento molto razionale ma molto efficace, almeno per mè, per la mia ricerca della felicità.

Il cellulare all’ultimo grido mi rende felice? Mi rende felice farmi vedere dagli altri con il mio nuovo telefono? NO

Viaggiare mi rende felice? SI

Ottimo! So cosa fare con i miei soldi (o il mo tempo…)

Provate anche voi a fare questo test, io non voglio assolutamente dirvi cosa dovete fare, siete liberi di scegliere ma scegliete in maniera consapevole.

Se siete assolutamente sicuri che i jeans firmati o il telefono nuovo vi rendono felici, allora forse è esattamente quello che dovete fare. Ma fatelo se siete VOI a volerlo fare, non se è qualcun altro a dirvelo.

L’unica vera priorità è la felicità, perché non c’è nulla di più importante della vostra felicità

Come avete intenzione di raggiungerla dipende solo da voi. Ormai sanno tutti (o quasi …) che una vita più semplice è sicuramente meno stressante da una circondata da tante cose. Come mai allora ci danniamo della ricerca di cose che aumentano il nostro stress?

Forse perché siamo nati e cresciuti in una società che pone il profitto e l’affermazione sociale in cima alle priorità. Quando dovrebbe essere la nostra felicità ad esserne in cima.

Forse perché siamo troppo influenzati dal giudizio degli altri, dal finto mondo delle apparenze.

Forse perché ci risulta difficile mostrarci al mondo per quello che siamo davvero. Ma non dobbiamo pensare di dover mostrare nulla “al mondo”, è sempre con noi stessi che i facciamo i conti.

LAPPONIA SVEDESE

Gennaio 2017

Ero arrivato a Stoccolma il giorno prima. Poi 15 ore di treno notturno per raggiungere il cuore della Lapponia.

Certo, avrei potuto prendere un volo aereo, viaggiando più comodamente e spendendo 4 volte tanto, avrei potuto evitarmi le infinite distese innevate o le urla di gioia di una ragazza cinese quando al mattino ha guardato fuori dal finestrino e ha visto quello spettacolo… va bene, avete capito.

Passai la giornata a Kiruna, non avevo programmato molto e volevo esplorare la zona. Sia i residenti che alcuni viaggiatori mi consigliavano di visitare l’Ice Hotel. No, grazie. Io volevo la natura selvaggia.

Il giorno successivo mi sveglia presto per prendere il treno per Abisko, il parco nazionale lappone.
Fare l’autostop in Svezia è davvero semplice. Con mè c’era Pamela, 45 kg di peso che sgambettano come matti, le fu sufficiente alzare la mano per fermare la prima macchina che passava, venimmo caricati al volo e appena la conducente capii che eravamo in ritardo comincio a sfrecciare per le strade innevate scaricandoci praticamente dentro la carrozza del treno senza tanti complimenti.

Un’ora dopo eravamo ad Abisko, dove la scelta era un trekking nel parco, fare una delle tante costose attività proposte o andare al centro turistico. Non ci fu bisogni di parlare, prendemmo uno primi sentieri appena tracciati nella neve.

Per la prima ora il sentiero costeggiava laghi ghiacciati e un fiume che si faceva strada tra rocce e neve. Mi sentivo un po come gli antichi esploratori delle terre nordiche, accompagnato dal suono del silenzio.
Appena il sentiero deviò lontano dal fiume ci apparve all’improvviso, senza emettere alcun suono. Un’enorme (davvero enorme) alce selvatica. Sul viso di Pamela era comparsa una strana espressione tra il terrore e l’estasi ma l’animale ci osservo incuriosito per qualche istante, prima di fuggire.

Arrivammo alla zona adibita a falò, ci eravamo portati del cibo e volevamo scaldarlo all’aria aperta ma io da buon cittadino e con il vento che cominciava a soffiare non riuscii a combinare molto.

Fino a quando fummo disturbati dal rumore di un motore. Comparve Emma, neanche 30 anni, guardiaboschi. Una vikinga in piedi sulla sua motoslitta.
Notò la nostra difficoltà e non servirono molte parole. Corse a recuperare dei ceppi di legno da un capanno vicino, inizio a spaccarlo e scorticò la corteccia come base per il fuoco. Così timida da arrossire mentre la guardavamo, non riusciva nemmeno ad alzare la testa per guardarci in volto. Ma continuava a lottare testarda contro il vento finchè il fuoco non si accese, caldo e intenso.

Scappò via all’istante balbettando un saluto e non riuscii nemmeno a ringraziarla.

Lo faccio qui. Grazie Emma Hansen. (ho scoperto il cognome dopo averla rintracciata su facebook)