LE PERSONE. LA CONDIVISIONE

Le persone che incontriamo nelle nostre vite sono le più variegate e particolari.
In questo marasma generale è davvero difficile trovare persone che possono condividere i nostri interessi, le nostre passioni o i nostri bisogni.
“la felicità è reale solo se condivisa” diceva Mcandless. Per questo cerchiamo qualcuno con cui condividere.
Esiste un buon metodo per aiutarci nella ricerca. Qiando facciamo qualcosa che ci appassiona, assieme a persone che condividono la stessa passione, sarà più facile trovare nostri simili.
Sei appassionato di montagna? Puoi frequentare un corso di alpinismo. ti piace viaggiare? Puoi provare un viaggio di gruppo.
Ti interessa imparare una nuova lingua? iscrivit ad un corso. E Vacci!
Certo, non proprio tutti potranno “assomigliarti” ma molti di loro si. Da loro potrai imparare molto, anche su te stesso, ogni persona è un bagaglio di esperienze. Ogni persona è vita, e noi cerchiamo la vita.
Persone simili a tè esistono, persone completamente diverse esistono e nessuno è uguale a tè. Sei unico.

Per questo nel tuo percorso incontrerai persone che ti incoraggeranno in quello che fai e persone che non ti capiranno. Persone che stanno bene con la loro vita, perchè quella è la loro strada e non capiranno che tu puoi avere altri bisogni. Non capiranno perchè non vogliono pensare e pensare fa paura. Costringe a porsi delle domande a cui bisogna cercare una risposta. Allora meglio non crecare…. meglio non guardarsi dentro, meglio non sapere di cosa abbiamo bisogno…
Meglio continuare così, finche non saremo vecchi e non vivremo di rimpianti.
no, grazie. Non voglio vivere di rimpianti. Persone simili a tè esistono, che in parte ti possono capire.
Ma alla fine nessuno ti capirà come te stesso. Solo tu puoi conoscere tutti gli angoli della tua mente. e se non li conosci li dovrai cercare.
Condividi quello che puoi con le persone ma lasciati sempre del tempo per conoscerti.

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CAMBOGIA – TRA VIAGGIO E TEMPLI PERDUTI

Luglio 2015

 

Da Bangkok a Siem Riep via pullman.

Avevo acquistato il biglietto per il pullman giusto la sera prima in una delle tante agenzie che si affacciano sulle strade della vita notturna.

Non fidatevi mai delle tempistiche di percorso che vi danno in certo paesi (Asia e Sud America in particolare), ci metteranno inesorabilmente molto di più ad arrivare a destinazione.

E’ inutile che vi spieghi quanto si risparmia evitando l’aereo. Il pullman sarà anche più scomodo, più lento ma mi piace molto dormire molto dormire su quei sedili, (oltre a risparmiare i soldi dell’albergo) con il mio libro e il paese che scorre attraverso i finestrini. In aereo tutto questo viene negato, e io non voglio perdermelo.

Ho attraversato il confine Thailandia-Cambogia a piedi. questo purtroppo non può essere evitato a causa delle procedure per l’immigrazione e i visti. (i confini non sono mai un bel posto da attraversare ma tenete il portafoglio al sicuro non ci sono assolutamente problemi)

Arrivai a Siem Riep la sera. L’obbiettivo erano i templi di Angkor Wat. Li sognavo da anni. In Cambogia la vita costa così poco che si piò prenotare un ottimo albergo ai costi un ostello.

La mattina dopo presi un tuk-tuk (in pratica un motorino con una piccola carrozza attaccata dietro) per raggiungere il sito. In Cambogia guidano come matti, le strade asfaltate sono pochissime, non esistono precedenze ma semplicemente tutti i guidatori si lanciano in mezzo agli incroci schivandosi l’un l’altro. Da brividi.

Poi, quando sull’orizzonte appare Agkor Wat si dimentica tutto. La mente resta talmente avvolta da quello spettacolo che non ti permette di avere altri pensieri, ti avvolgono completamente.

e sono davvero immensi, stupendi, totalmente immersi nella giungla cambogiana. Quella giungla che nei secoli ha cominciato a riprendersi le rovine abbandonate, e i segni sono evidentissimi. Una fusione totale tra storia e natura.

Non sono affollati come può esserlo Machu Picchu. puoi anche ritrovarti da solo in molti punti. Ed è esattamente quello che serve. Il silenzio, la storia, l’arte, la natura. No, non serve altro.

La perla dell’Asia

CALIFORNIA (E NEVADA) “ON THE ROAD” – DOVE TUTTO HA AVUTO INIZIO

E’ stato il primo vero viaggio. Il primo assaggio di libertà totale, di vita piena, sconvolgente, inebriante.

Credo sia iniziato tutto da lì. Quando sperimenti quella cosa nuova, inaspettata e capisci subito che non potrai più farne a meno. Diventerà la tua “dannazione”.

Tutte le volte che penso ad un viaggio lo vivo prima nella mia testa. Immaginavo di percorrere le strade già tracciate da Kerouac e Neal Cassady o (esageriamo pure) come Mcandless.

Certo ero sicuramente meno esperto ma l’idea c’era tutta. Eravamo in 4, macchina noleggiata, alberghi da trovare lungo la via e le interminabili strade americane.

Volo per Los Angeles. Il giorno seguente partenza immediata per San Francisco. Si poteva scegliere tra un tragitto più interno ma piu diretto oppure uno più lungo ma che costeggia la costa californiana. Ovviamente scelsi il secondo. Credo che le strade della California siano tra le più belle al mondo dove poter guidare.

Arrivammo a San Francisco nel tardo pomeriggio. Non sono un amante delle città ma la vista della baia è una di quelle cose che toglie il fiato. Maestosa, uno dei ricordi più indelebili. (se avete intenzione di visitare il carcere di Alcatraz dovete prenotare con mesi di anticipo)

Sfruttai uno dei tre giorni di sosta a San Francisco per visitare Big Sur, dove si trova una delle strade panoramiche più belle al mondo ma soprattutto il luogo spirituale dove Kerouac si rifugiava per sfuggire ai crolli nervosi, dai cui nacque l’omonimo romanzo (consiglio: se non avete mai letto “sulla strada” di Kerouac, fatelo subito, è un libro essenziale per un viaggiatore, nonché un romanzo straordinario)

Da San Francisco ripartii in direzione Las Vegas con nel mezzo Yosemite National Park e Death Valley. Sosta notturna in alberghetto trovato lungo la via (al costo di 10 dollari, stessa spesa per Las Vegas) e da Las Vegas Al Grand Canyon

Ciò che c’è più di stupendo in America è la natura. E cambia ad una velocità impressionante.

Un giorno puoi essere a San Francisco, il giorno dopo al parco nazionale dello Yosemite, immerso tra montagne e cascate, e quello dopo ancora nell’aridità della Death Valley. Vicino a Las Vegas (la città antitesi di San Fancisco) e al Grand Canyon.

Intanto tu guidi, ti sposti, sei nomade. Ti fermi quando vuoi e arrivi dove vuoi. Le Strade immense con orizzonti infiniti, la musica alla radio, il caldo, il finestrino aperto… In questi luoghi la mente si svuota, ti riappropri del valore del tempo, lo sfrutti appieno. Capisci che l’ufficio, la macchina, le bollette da pagare non hanno alcun valore nelle nostre esistenze, ci imprigionano. E nessuno può essere davvero felice se non è libero.

 

Comprendi che solo “li”  noi possiamo essere felici.

 

La California è stato il primo vero contatto con questo mondo. Me ne sono innamorato per quello che ha rappresentato per me.

 

E’ stata la mia “iniziazione”

 

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Foto: tragitto in 16 giorni, con partenza e rientro da Los Angeles.

 

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