IL MODO PIU’ ECONOMICO PER RAGGIUNGERE LA LAPPONIA

Nell’immaginario collettivo la Lapponia è da sempre la terra dei ghiacci, del sole di mezzanotte in estate e dell’aurora boreale in inverno. Di Babbo Natale e delle slitte trainate da Husky. Tutto vero.

Il problema è che gli aereoporti lapponi sono piccoli, isolati e i prezzi dei biglietti aerei lievitano, ma come molti viaggiatori sanno, possiamo ovviare a questo problema.

Per prima cosa è necessario cercare voli aerei per i grandi aereoporti della Scandinavia (Oslo, Stoccolma o Helsinki), se si è fortunati si può trovare un volo andata-ritorno anche a 30 euro. Lo dico sempre, fondamentale la flessibilità nel giorno di partenza, i prezzo si possono anche dimezzare spostando la partenza (o il rientro) di un solo giorno.

Da queste grandi città partono tutti i giorni treni per raggiungere le varie località della Lapponia (Rovaniemi, Kiruna, Narvik…)

I trasporti scandinavi sono molto efficienti, quindi non avrete alcun problema a raggiungere la stazione dei treni dall’aereoporto grazie al servizio di navette.

Potete acquistare il biglietto direttamente in stazione ma vi consiglio di prenotare il vostro posto tramite internet (in fondo all’articolo vi riporto i principali siti internet delle ferrovie scandinave)

Un problema di questi viaggi è che durano diverse ore (ad esempio 15 ore per raggiungere Kiruna da Stoccolma o 18 ore per raggiungere Rovaniemi da Helsinki). Qui avete due possibilità: biglietto per posto a sedere, molto economico ma molto scomodo vista la durata del viaggio, o biglietto per cuccetta con posto letto.

Il secondo costa ovviamente un po’ di più (i prezzi non sono proibitivi comunque) ma prendendo un treno con orario di partenza nelle ore serali potrete passare dormendo buona parte del viaggio e risparmierete anche i soldi dell’albergo. (potrete anche cenare e fare colazione in treno)

Si possono anche adottare soluzioni miste, come viaggio di andata in treno e rientro in aereo. Potete fare diversi preventivi ed adottare la soluzione più adatta a voi.

Vi assicuro che il panorama che potrete ammirare dai finestrini del treno al vostro risveglio sarà assolutamente magnifico! (cosa di cui non potrete godere in aereo…)

 

Per prenotare i treni:

Da Stoccolma: www.sj.se

Da Oslo: www.nsb.no

Da Helsinki: www.vr.fi (www.eurail.com se preferite il Santa Claus express)

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ESSERE IRREQUIETI

Una delle migliori definizioni per descrivere molti giovani della nostra generazione. Come di altre prima di questa.

Quella precedente ci ha insegnato ed indirizzato verso una vita schematica. Un sistema che ha costretto milioni di persone a seguire un modello prestabilito per sopravvivere.

Così molti di noi una volta raggiunti gli “obbiettivi” principali (istruzione, casa, lavoro…), si trovano a brancolare nel buio.

E ora cosa faccio?

Arriva la voglia di fare , di conoscere, di crescere e imparare.

Arriva l’irrequietezza.

Ma non è un difetto. Tutt’altro. Devi esserne orgoglioso, sarà il tuo motore, seppur difficile da gestire che ti porterà a guardare altrove, a cercare qualcosa di meglio per tè.

Non sarà la tua dannazione. Sarà la tua salvezza.

Viaggiare è una questione personale. Non è una fuga.

Quando stiamo a casa, andiamo al lavoro, torniamo a casa la sera e il giorno dopo si ricomincia non duriamo molto.

Se sistematicamente, la tua mente parte per viaggi immaginari è quello il primo segnale che sei uno di noi.

Nel viaggio troviamo la risposta ai nostri bisogni. Il nostro Graal.

Una ricerca di una vita alternativa

COMFORT ZONE

Chissà quante volte ne abbiamo sentito parlare. Tanto che ormai è entrata nel vocabolario collettivo.

Ma perché proprio ora? Perché è così importante?

Al termine “comfort zone” si potrebbe mettere in antitesi “stare comodi”.

Come già molti sanno la comfort zone è quella sfera di vita che conosciamo bene, in cui ci sentiamo sicuri e protetti proprio perché ci siamo cresciuti. Il problema è che li dentro non c’è quasi nulla da imparare, in pratica non cresciamo più.

E’ un ambiente “finto”, che non ci appartiene, impacchettato per noi da qualcun altro e ci fa perdere la nostra identità.

Per questo è importante tentare di fare almeno qualche piccolo passo “al di fuori”.

Uscendo entreremo in un terreno sconosciuto, tutto da scoprire… e sì, spesso è “scomodo”.

Ma è nello sconosciuto che impariamo, possiamo trovare cosa va bene per noi e cosa no, ci conosciamo.

Quando stiamo “scomodi” si attiva un istinti atavico, una sorta di adattamento in cui tutto il corpo si risveglia.

Non è necessario andare dall’altra parte del mondo per uscire dalla zona di comfort (anche se non è quasi mai una cattiva idea) ma può anche essere una semplice camminata in montagna, dormire in una tenda o provare uno sport all’aria aperta.

All’inizio potrà sembrare strano o difficile, ci saranno alcune resistenze ma presto arriverà il momento in cui ti sentirai “scomodo” se resti troppo a lungo nella tua comfort zone.-

Lontano dalla zona di comfort accadono tutte le cose nuove ed imprevedibili. Inizia la vita vera.

LE MONTAGNE COLORATE PERUVIANE

Agosto 2016

Era una viaggio organizzato (l’unico finora). Abbastanza duro, non proprio adatto a tutti, zaino in spalla. Bellissimo.

Ho sentito diversi viaggiatori affermare: “io non farei mai un viaggio organizzato”. Perchè no? Provaci ameno
Con te ci saranno le persone. Si trasformeranno da sconosciuti ad amici.

Con te ci saranno le persone. Si trasformeranno da sconosciuti ad amici.

Era uno degli ultimi giorni di viaggio.  Le chiamano le “montagne colorate”, 4 ore di trekking per raggiungere i 5.600 metri di quota (più o meno) sulle Ande, per osservare un’esplosione di colori sulle rocce.

Avevamo passato le ultime due settimane correndo da tutte le parti e dormendo pochissimo. Ero stanco, non volevo andare. “Tanto ci sono anche a Salta, in Argentina, prima o poi ci andrò in Argentina”.

Non mi ero mai sbagliato così tanto.

Levataccia notturna, colazione in una baracca all’aperto e partenza nella fresca aria del mattino.

Accadde per caso, dopo poco mi ritrovai isolato da tutti gli altri.

Camminai per 3 ore. Ero io, il mio zainetto di riserva, le mie robuste scarpe da trekking e una natura incontaminata e stupenda. Sembrava una vecchia amica.

Non dissi una sola parola per tutto il tempo. Non ne avevo bisogno, non avevo pensieri.

Stavo bene. Stavo davvero bene.

Fui perfino premiato. Alla fine della salita, nemmeno troppo impegnativa, mi trovai di fronte una montagna con un trionfo di colori. Sembrava surreale. Alle spalle, un ghiacciaio immenso. (e una birra nel mio zaino…)

Lo ammetto, ho amato di più la ricerca della meta che la meta stessa, seppur magnifica. Di stanchezza nemmeno l’ombra. Mai stato così felice di essermi sbagliato.

Non alcuna intenzione di rinchiudermi dentro un ufficio ad inseguire la carriera per comprarmi una macchina più bella quando la fuori c’è un mondo meraviglioso. Io è qui che voglio stare.

Io qui sono felice.

DIFFERENZA TRA VIAGGIO E VACANZA

Sempre più spesso mi capita di parlare (o leggere) con persone che non conoscono la differenza tra viaggio e vacanza.

Ben inteso, si tratta essenzialmente di definizioni, di dare il giusto significato alle parole e per ognuno di noi può andare bene una cosa o l’altra ma sono cose estremamente diverse. Quasi opposte.

Una vacanza è principalmente una fuga dalla quotidianità (come un posto di mare, una crociera o un villaggio turistico in Egitto) e la differenza più importante si trova nella “comfort zone”, ormai ne sentiamo parlare sempre più spesso.

Durante una vacanza non si esce mai da quella zona di comfort, si rimane in quello che conosciamo, non abbandoniamo le comodità cui siamo abituati, non si cresce, non si impara.

Il viaggio è tutt’altra faccenda. Il viaggiatore non cerca quello che già conosce ma cerca nello “sconosciuto” quello che ha da imparare, per farlo si deve mettere in situazioni “scomode” e imprevedibili. Rifugge le comodità cui è abituato, viaggia a basso costo e si arrangia, evita i luoghi eccessivamente turistici (se non è strettamente necessario), non si ferma troppo tempo in un posto ma è sempre in movimento, non disdegna la solitudine ma anzi impara da essa, e con essa cresce.
Il viaggio porta alla scoperta, scoperta di posti desiderati e sognati, di persone, gente, modi di vivere alternativi, stimoli nuovi che il viaggiatore ricerca avidamente.

Sembra un controsenso ma quando stiamo “scomodi” si risveglia un istinto atavico, una sorta di adattamento forzato in cui tutto il corpo, e non solo la mente, si risveglia dal torpore e ci sentiamo meglio.

Quando torniamo da una vacanza, magari avremo smaltito un po di stess, ma sarà tutto come prima.

Quando torniamo da un viaggio, tutto è diverso. Noi siamo diversi.

Trippin – il tuo viaggio

Foto: adattamento cinemtografico di “Into the Wild”

PERCHE’ VIAGGIAMO?

Mi rendo conto che molte persone che ci guardano da fuori non ci capiscono.

Beh … affari loro.

A volte quando torno da un viaggio non ho nemmeno voglia di raccontare.
Io ho viaggiato per mè stesso e “loro” sono più interessati al nuovo bar che ha aperto in centro.

Noi viaggiamo per noi stessi.
Siamo curiosi, vogliamo imparare a vivere. Così usciamo dalla zona di confort impacchettata da noi per la società. Quel posto dove ci adagiamo e non impariamo nulla.

Viaggiamo per il tempo.
Quella cosa unica e preziosa che ci viene donata e vogliamo proteggere. Non abbiamo alcuna intenzione di sprecare l’unica vita che abbiamo dentro le solite quattro mura.
Viaggiando ci riappropriamo del valore del tempo. Riempiamo il tempo con la vita.

Quanti di noi sono felici al pensiero di non avere la connessione internet sul telefono per tutta la giornata? Quel telefono resterà in tasca e noi ci guarderemo attorno.

Viaggiamo per vedere posti unici, stupendi. Che ci fanno piangere.
Viaggiamo perché le città sono brutte, la natura è bellissima. L’ambiente ha un effetto inimitabile su di noi. Provate a passare una giornata a Milano e poi una in campagna. L’effetto lo può vedere chiunque. Non ho bisogno di dire altro.

Poi rivivremo quei momenti e luighi (e quelle persone) nei nostri ricordi.

Viaggiamo perché le vacanze ci annoiano. E noi abbiamo bisogno di essere stimolati.
Quando torniamo da una vacanza è tutto come prima.
Quando torniamo da un viaggio è tutto cambiato. Noi siamo cambiati.

Viaggiamo per allontanarci da tutte quelle cose inutili che ci sono d’intralcio

Viaggiamo perché ci rende felici. Ed è la sola cosa che conta.

Foto: Angkor Wat, Siem Riep, Cambogia

OCCHI DA INDIOS

Dicembre 2016.

Disperso in uno dei posti più remoti e selvaggi del mondo, con un battello locale. Sdraiato sulla mia amaca, godendomi lo spettacolo della sconfinata foresta Amazzonica e il caldo devastante.
(per informazione: non affidatevi mai agli orari di partenza e durata degli spostamenti in Sudamerica, non esistono orari certi e i tempi si allungano a dismisura… si, a volte è davvero fastidioso…)

Il battello si era da poco fermato in un piccolo villaggio per caricare legname. Siamo stati invasi da uso sciame di bambini locali, volevano scorgere i visitatori occidentali in mezzo ai brasiliani che viaggiavano con noi.

Correvano da ogni parte. Improvvisamente lei mi ha visto, non so ancora perché, si è fermata.
Nascondendo metà volto dietro un palo di sostegno, un po’ sorrideva, un po’ guardava per terra. Era timida.

“Hai da mangiare?”
Lo disse in portoghese. Io non capivo.

“Ti ha chiesto se hai da mangiare” mi tradusse un locale notando la mia difficoltà.

Quella richiesta veniva da un volto con i tipici tratti degli indigeni della foresta amazzonica.
Un volto “incontaminato”.
Vi si poteva leggere la storia intera di un popolo calpestato e distrutto in nome della civilizzazione. Quasi scomparso.
Era tutto li dentro, in quel volto. Potente.
“questa bambina è bellissima” pensai.

Dovetti immortalare la scena.

Ne venne fuori un’immagine di una bambina indigena che indossava una maglietta sporca con immagini di dolci sullo sfondo della foresta amazzonica. Pelle olivastra, occhi scurissimi.

Sarà una donna stupenda.

DEVI

Devi avere un buon titolo di studio. Devi finire la scuola per trovarti un buon lavoro.

Non devi fare filosofia. Non devi fare psicologia, lettere, storia…

Devi fare ingegneria, medicina. Devi fare economia. Devi trovare un lavoro sicuro. Solo cos’ sarai felice.

Stesse identiche regole uguali per tutti. Ma non siamo “tutti”.

In pratica devi improntare la tua intera esistenza per il lavoro, per avere soddisfazioni
Soddisfazioni? nel lavoro? in qualcosa che sono obbligato a fare e magari neppure mi piace? e farlo per il resto della mi vita?

E vivere la mia vita quando? quando sarò in pensione?

E’ così che si creano masse di infelici e depressi.

Se io volessi trovare le mie soddisfazioni nella vita piuttosto che nel lavoro? Non avrebbe molto più senso?

La vita non è il lavoro. Non possiamo passare la maggior parte della nostra esistenza chiusi in un ufficio. Il lavoro non può e non dovrebbe essere un valore universale che sovrasta tutto. C’è molto di più, c’è la nostra vita, il nostro tempo, la nostra felicità.

Nulla vale quanto il nostro tempo, ha un valore insetimabile e nessuna cifra potra mai compensare il tempo perduto. Perchè non tornerà più.

Ogni volta che torno da un viaggio la frase standard che mi sento dire dai genitori è: “hai finito di andare in giro? Devi comprati la macchina nuova, la tua è vecchia”.
Loro non possono capire. Vorrei dirgli: “appartenete ad un’altra generazione che ha già fatto troppi danni. I miei valori non sono i vostri”. Ma non potrebbero capire, ora non possono più cambiare.

Figuriamoci, non riescono a capire cosa ci sia di bello nella Lapponia svedese d’inverno. La mia macchina va benissimo.

Mi dispiace se vi aspettavate altro da mè. Ma io ora non devo più fare niente.
Io voglio fare altro. Io voglio essere felice.

Foto: Lapponia Svedese

NAVIGANDO SUL RIO DELLE AMAZZONI

Dicembre 2016

Ero arrivato sulla foce del Rio, a Belem. Avevo acquistato un biglietto per un posto con amaca su un battello locale per arrivare a Santarém, nel cuore dell’amazzonia. Tre giorni di viaggio. Volevo fare un po come i grandi navigatori del passato

Mi ero trovato in difficoltà a causa dei terribili mezzi di trasporto brasiliani. Il battello partiva solo due volte a settimana. Orario di partenza previsto: 18.00 Partennza effettiva: 22.30.

Arrivai al porto con anticipo per prendere posto. Era un battello a 3 piani. Il primo per la merce, secondo e terzo per i passeggeri. Un bagno di un metro quadro per 20 persone. Senza finestre. “Questo si che significa uscire dalla zona di confort” pensai. Salii all’ultimo piano, posizionando la mia amaca, legai il mio zaino ad un palo, mi comprai una birra e aspettai godendomi il tramonto.

Quando cominciò a fare buoio, assieme ad un ragazzo dell’equipaggio (che parlava solo portoghese) mi misi a pulire le lampade della barca, strapiene d’insetti, ormai inutili. Mi piacque un sacco quel lavoro manuale e mi piacque ancora di più il risultato. Ora il battello aveva un’illuminazione decente.

In quel viaggio ero in compagnia di altri 2 ragazzi italiani. Ci eravamo procurati del cibo da portare sul battello. Dopo la cena improvvisata tirai fuori un paio di bottiglie di Cachaca, forte liquore brasiliano. Il risultato fu che iniziò una piccola festa con gli altri viaggiatori, l’alccol ha un forte impatto sociale e sul corpo. dopo un paio d’ore tornai alla mia amca barcollando.

Durante i 3 giorni di attesa si contemplava la vastità sconfinata della foresta amazzonica e si faceva conoscenza degli altri viaggiatori.

Ho conoscito Elena, ragazza romana di 36 anni che aveva lasciato il lavoro da barista e nel giro di due settimane era sparita dall’Italia per mettersi in viaggio. Voleva raggiungere una comunità isolata nel cuore della foresta e lavorare un paio di mesi con loro.

Ho conosciuto James, 25 anni da Liverpool, in viaggio da 20 mesi, da solo. Voleva raggiungere l’Australia dato che stava finendo i soldi, trovare li un lavoro, mettere via qualcosa e ripartire. Mentre scrivo questo articolo James è in Australia e sta lavorando

Durante quei giorni feci mio il valore del tempo. Non avevo orari, non avevo alcun tipo di pressione, non avevo WI-FI, nessuno sapeva precisamente dov’ero.

Il Tempo era mio, non dovevo pensare a domani ma solo aspettare di vedere cosa sarebbe successo.

Trippin – Il tuo viaggio

NON SERVONO MOLTI SOLDI PER VIAGGIARE. PREPARAZIONE DI UN VIAGGIO

Ti hanno sempre detto che viaggiare costa. Non è del tutto vero, figurati, Chris McCandless aveva bruciato i pochi soldi che aveva in tasca e dato in beneficienza il resto prima di mettersi in viaggio! (per chi non conoscesse la storia di McCandeless consiglio la visione del film “Into the Wild” o meglio ancora la lettura del libro “Nelle terre estreme” da cui è tratto).

Dipende solo da tè.

Prima di tutto: la destinazione. Di conseguenza verrà la ricerca del volo aereo, che è praticamente la sola parte importante nel capitolo “spese”
Se volessi visitare la Scandinavia, ad esempio, potresti partire in macchina ed eliminare quella spesa fastidiosa, alternando campeggio con ostelli o alblerghi quando ne hai volta e intanto visiterai una natura selvaggia e meravigliosa. In definita il tuo viaggio costrebbe meno di una qualsiasi vacanza in Sardegna.

Non è necessario acquistare il volo con mesi di anticipo, altro mito da sfatare, ma è molto meglio tenere sotto controllo i prezzi dei voli tramite i motori di richerca (es. Skyscanner), esistono addirittura gli avvisatori di prezzi, il sito ti informerà via mail dell’andamento dei costi.

E’ fondamentale la flessibilità del giorno di partenza (potresti addirittura dimezzare i costi, spostando la partenza di due giorni, dipende dalle mete). Non farti prendere dal panico se vedi i prezzi aumentare, scenderanno di sicuro prima o poi.

Finezza (ma neanche tanto): i giorni migliori per acquistare i voli sono il mercoledi pomeriggio e il giovedi pomeriggio (lontano dalle fasce di maggior afflusso, il weekend per le persone e il lunedi per viaggi di lavoro).
Cerca i grandi aereoporti, sia per l’arrivo che per la partenza, ci sarà maggior scelta di voli e di conseguenza, prezzi più bassi. Piuttosto ti sposterai una volta sul posto con i trasporti interni, infinitamente più economici. (es. vuoi vedere l’aurora boreale? Cerca un volo per Stoccolma, poi prenderai il treno notturno per raggiungere il nord del paese)

In secondo luogo la durata. Se sei al primo viaggio e poco esperto, consiglio di non superare le 2/3 settimane, i viaggi che superano il mese sono per viaggiatori esperti. Anche il fattore stanchezza gioca un ruolo fondamentale. Imparerai col tempo.
Se il tuo viaggio non ha una durata definita, nessun problema, puoi acquistare il volo di andata prima della partenza e una volta sul posto, tramite internet, prendere il volo di ritorno a pochi giorni dalla partenza (a mè è capitato di acquistarlo direttamente in aereoporto!), molto dipenderà dalla destinazione e dal periodo.

Tieni sempre presente che la maggior parte delle destinazione ti porteranno in posto dove il costo della vita è molto basso.

Stesso discorso vale per alberghi e ostelli, puoi prenotarli da casa, magari il primo, giusto per avere un punto di appoggio al tuo arrivo e il resto li troverai facilmente lungo il percorso.
(Se vorrai essere un viaggiatore solitario, non temere, avrai molte più occasioni! Frequenta gli ostelli, minori costi, e ci troverai tantissimi viaggiatori in cerca di compagnia come tè! Ti insegneranno davvero tanto)

L’unica cosa che dovrai pianificare leggermente di più saranno gli spostamenti. Dovrai quantomento sapere dove vorrai andare e come raggiungere la destinazione. In alcuni paesi, come buona parte dell’Asia più turistica, tipo la Thailandia, risulterà più semplice in quanto più organizzati. Sarà più complesso in altri, come il Sudamerica, dove la concezione del tempo è molto distante da quella occidentale.

Bene, ora scegli la tua destinazione, raccogli il tuo spirito di avventura, innamorati del tuo zaino e parti. Tornerai cambiato, più forte, più maturo, più consapevole. Migliore.

FOTO: in navigazione sul Rio delle Amazzoni

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